Martedì 25 marzo 2025. Giorno 16. Cinque giorni al secondo ciclo di terapie. “Come va stamattina?”. Me lo scrive l’oncologa su WhatsApp alle 6:54, dopo il mio crollo di ieri. Ieri, lunedì, m’è crollato tutto: i valori del sangue al prelievo di routine, l’animo, i pensieri, e quel poco di forza che restava per salire le scale.
chemioterapia
Serie 5, post #8. Dove decido di unirmi al popolo del Port
Lunedì 17 marzo 2025. Ciclo 1-B, giorno 8. Gemcitabina 1700 mg, carboplatino 200 mg. Preparazione: antiemetico, gastroprotettore, corticosteroide (Akinzeo, Pantorc, Soldesam). La terapia di oggi è un “richiamino” di quella fatta lunedì scorso. Prima del richiamino, però, stamattina prelievo. Quando lo mettiamo, il Port?
Serie 5, post #6. Chemio, cavolfiore e cioccolato
Lunedì 10 marzo 2025. Ciclo 1, giorno 1. Pembrolizumab, gemcitabina, carboplatino. A corredo: antistaminici, antiemetici, gastroprotettori e corticosteroidi (Trimeton, Akinzeo, Pantorc, Soldesam). Non pensavo di tornare così presto in questo reparto. Quest’anno, però, c’è una novità. Forse, due.
Serie 5, post #5. E nelle tue mani tese il sole
È stato grazie alla mia amica geniale che ho conosciuto i primi libri di Ágota Kristóf. Oggi, nel 2025 in Italia, chiunque legga un po’ di libri all’anno conosce la Trilogia della città di K., pubblicata da Einaudi nel 1998. Ma allora non era così. Leggere Ágota Kristóf da adolescente, alla fine degli anni ’90 in Italia, era la rivoluzione. Domani inizio le nuove chemioterapie, e oggi rileggo Ieri.
Serie 4, post #3. Il tempo di guarire
Sulla questione del tempo che “guarisce ogni ferita”: dirò che è una cazzata. Ci sono eventi, fatti, esperienze della vita, da cui non ci si riprende mai del tutto. Certe architetture non si ripristinano, certi tessuti non si rappezzano. Si recupera quel che serve a starci, in qualche modo. Starci, però, non è guarire. Dipende da come si abita il tempo della guarigione.
Serie 3, post #19. La fine della chemio (è anche una canzone)
Venerdì 17 maggio 2024: ultimo giorno di terapie. “La fine della chemio” è anche il titolo di una canzone dei Sick Tamburo. È stata scritta nel 2018 da Gian Maria Accusani per Elisabetta Imelio, la bassista fondatrice dei Prozac+ (1998: io facevo il liceo classico, occupavo senza capire bene cosa e perché, in tanti cantavamo insieme a Eva Poles “Mi sento scossa, agitata ah, agitata ah, un po’ nervosa ah, uoh uoh…”). Elisabetta è morta nel 2020 di cancro al seno. Era una donna-albero.
Serie 3, post #17. Si va in finale
Ultimo ciclo di capecitabina. Lo inizierò domani e lo finirò venerdì 17 maggio. Poi basta: terapie terminate. Visite di controllo ed esami diagnostici, quelli saranno per sempre frequenti e regolari. Ma le granate chemioterapiche, tutte quante – quelle in vena, quelle in bocca, e pure la radioterapia, tutte le terapie che mi hanno cambiato l’aspetto, la vita e un po’ pure la mia essenza – stanno per finire. È possibile che sabato 18 mi venga voglia di festeggiare la fine di un anno di cure.
Kintsugi Project. Nel bosco delle donne-albero: voci, bisbigli, echi e risonanze
Da quando ho iniziato a scrivere in questo blog, ma anche da prima, quando mi limitavo a una serie improvvisata di post pubblici su Facebook, ricevo messaggi privati di donne che hanno o hanno avuto un cancro al seno. Molte di loro, non le conosco. Questo post è per loro e per le altre che non si sono ancora manifestate.
Serie 3, post #16. Allo scrittoio: carte scoperte
Sono passati 14 mesi dalla diagnosi di cancro. Ho raccontato tutto: tutto ciò che riguarda l’esperienza della malattia, delle cure, della quotidianità di un paziente oncologico in terapia. Non ho raccontato ‘tutto’. Di malattie, ne ho avute due. Ma ne ho raccontata una soltanto, quella da eroina. Perché raccontare la storia del cancro era più facile, più comodo, più conveniente. Adesso, inizio a guarire da entrambe, con tempi diversi. La primavera con fatica è iniziata, l’estate è vicina, le giornate si allungano, c’è sempre più luce: è quasi ora di cambiare storia.
Serie 3, post #15. La casa di nonna, senza nonna
Nonna è morta di sabato mattina presto. Per stanchezza di cuore. Aveva 85 anni, il corpo stremato, la mente appena meno vigile di sempre. «Buongiorno nonnina, come stai?» le chiedevo quando passavo a casa dei miei genitori a salutarla. «Io sto bene, – mi ha risposto lei fino alla settimana scorsa, – come stai tu piuttosto?». Mi vedeva arrivare col fiato corto, sfiancata dalle scale e dalla capecitabina. Sono al quinto ciclo, non manca molto alla fine della terapia.